Cannabis, è il momento di fare il punto

Lo studio di medicina generale, attivo dagli inizi degli anni 80, offre tutti i sevirzi aggiuntivi e non obbligatori previsti dalla convenzione, come il personale di segreteria, la cartella clinica computerizzata e l’associazione con altri medici. Gli studi di questi ultimi sono dislocati in ogni zona della città, ovviamente connessi in rete tramite internet. E’ così possibile trovare molti sostituti per una più facile accessibilità.

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Cannabis, è il momento di fare il punto

La scoperta del sistema endocannabinoide, avvenuta nei gli ultimi anni del secolo scorso, ha dato un’importante spinta alle ricerche sull’uso terapeutico della cannabis aprendo la strada a nuove potenziali applicazioni. Per tentare di fare il punto sugli effetti del Thc (Tetraidrocannabinolo), principale costituente della cannabis stessa, può essere utile ricordare che in clinica sono numerose le dimostrazioni delle attività della sostanza. Come ricorda Giovanni Ambrosetto, neurologo e già docente all’Università di Bologna, l’azione antiemetica e di stimolazione dell’appetito rendono la cannabis potenzialmente utile per i pazienti oncologici, specie se in trattamento con chemioterapia. Sempre per rimanere nell’ambito delle attività ampiamente dimostrate, basti pensare ad esempio all’ormai acclarato scientificamente ruolo dei composti nel trattamento del dolore neuropatico, degli spasmi dolorosi nei pazienti con sclerosi multipla e con spasticità. Va però detto che gli studi più recenti, riportati in una sorta di ampia metanalisi su un centinaio di trials diversi apparsa sulla rivista Deutsche Artzteblatt International nel 2012, dimostrano altri potenziali impieghi. Ad esempio nel trattamento di epilessie focali che originano da aree in cui esiste un’elevata presenza di endocannabinoidi, oppure in patologie neurologiche come la sindrome di Tourette, grazie all’azione di limitazione dei movimenti imposta dai cannabinoidi. Infine non va dimenticato che sono in corso sperimentazioni che prevedono l’impiego di questi composti anche nell’approccio a malattie neurodegenerative come la demenza di Alzheimer. Secondo Ambrosetto, “c’è una corrente di pensiero che vede un suo possibile impiego in alcuni tipi di tumore cerebrale – come il glioblastoma – o pomlmonare, ma per ora si tratta solo di risultati ottenuti in laboratorio su cavie e colture cellulari”.